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IL “CASO DI TARANTO E ILVA” ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Negli ultimi giorni il “Caso di Taranto e Ilva” ha visto il coinvolgimento di Governo nazionale, Regione Puglia, Enti Locali, Istituzioni tecniche pubbliche nazionali e regionali, OO.SS. nazionali e territoriali ed Ilva SpA del Gruppo Riva sulla concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale all’Ilva di Taranto, senza la quale lo stabilimento non può essere mantenuto in esercizio, e soprattutto sulla recentissima legge della Regione Puglia sui limiti di emissione della diossina dagli impianti siderurgici operanti in Puglia.
Apprendiamo dalla stampa che nella riunione svoltasi il 13 febbraio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, presenti il Sottosegretario Letta, i Ministri Prestigiacomo e Fitto, il Presidente Vendola, il Direttore Generale di ARPA Puglia Assennato, i Sindacati nazionali e territoriali e il Vice Presidente di Ilva Fabio Riva, è stato istituito un “tavolo tecnico”, che si riunirà già lunedì 16 febbraio, per valutare quanto sia effettivamente possibile ridurre le emissioni di diossine anche con l’impianto urea che in Ilva si sta costruendo. Si tratterebbe, in realtà, di trovare una sorta di compromesso tra le richieste avanzate dal Gruppo Riva e i parametri imposti dalla legge regionale pugliese. Il Ministro Prestigiacomo, invece, nelle precedenti riunioni del 3 e 11 febbraio al Ministero dell’ambiente si era schierata completamente dalla parte del Gruppo Riva, sponsorizzandone in qualche modo il “ricatto occupazionale”, chiedendo la modifica immediata della legge regionale e minacciando il ricorso alla Corte Costituzionale contro la Regione Puglia.
Il movimento ALTAMAREA, che raggruppa la gran parte delle organizzazioni civiche della provincia di Taranto, esprime il suo profondo dissenso rispetto alle posizioni assunte soprattutto dal Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo e protesta per la deliberata esclusione delle associazioni e del pubblico interessato, in contrasto con il protocollo di Aarhus.
Su quanto scaturito fin’ora in termini di proposte, ALTAMAREA giudica dilatorio il “tavolo tecnico”, succedaneo di una decisione che è soprattutto politica, visto che, in ultima analisi, si tratta di contemperare il posto di lavoro di decine di migliaia di lavoratori e la tutela della salute di centinaia di migliaia di cittadini e di lavoratori. Oltretutto al “tavolo tecnico” sono concessi solo due o tre giorni di tempo (scadenza dei termini per l’eventuale ricorso alla Corte Costituzionale) per esaminare a fondo una problematica complessa in cui si contrappongono enormi interessi economici e competenze specifiche diverse.
Il ricorso al “tavolo tecnico” ci pare, francamente, soltanto una ulteriore dilazione dei tempi rispetto ai quali è prevista la concessione dell’AIA, ovvero il 31 marzo prossimo; di più, ci pare un’operazione di mera delegittimazione del ruolo di ARPA Puglia, che ha effettuato in più occasioni rilevamenti nelle matrici ambientali ottenendo risultati attendibilissimi e certi in merito agli inquinanti immessi nell’ambiente dall’Ilva di Taranto. Ed è in base a tali risultati, ci preme ricordarlo, che la Regione Puglia ha approntato ed emanato la legge 44. Il 16 dicembre scorso, data della sua approvazione in Consiglio regionale senza nessun voto contrario, Taranto ha riavuto la speranza del futuro.
Lo ribadiamo con tutta la nostra forza: la legge 44 non è affatto un atto ideologico o un mero attacco politico all’attuale Governo, come invece alcuni vogliono far credere. È unicamente un dispositivo che va a colmare una gravissima lacuna in materia ambientale presente nella legislazione italiana, che si distingue per un ritardo vergognoso rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea, già da tempo adeguatisi alla direttiva IPPC del 1996. L’Italia è in ritardo di ormai quasi 13 anni rispetto al recepimento nel proprio codice normativo ambientale dei parametri dettati dall’Unione; la legge regionale non fa altro che porre rimedio, finalmente e con una precisione doverosa nei parametri prescritti, a tale indecorosa mancanza. Ricordiamo anche che in Germania, in Austria, in Inghilterra, ove il limite di 0,4 nanogrammi/mc per le diossine è stato da tempo recepito e applicato dalle industrie, non è intervenuta alcuna crisi occupazionale. Nessuna. Vorremmo anche far presente che – e speriamo sia cosa nota – l’attuale decisione di Ilva Taranto di mettere in cassa integrazione oltre 3.000 lavoratori non è dovuta alla legge regionale, ma a una crisi strutturale presente sul mercato internazionale. E vorremmo ancora evidenziare come le operazioni di manutenzione e miglioramento che la legge regionale impone in materia di emissioni e di sicurezza non hanno altro intento che tutelare anche i diritti dei lavoratori, garantendo da un lato che gli attuali livelli di occupazione vengano accompagnati dalla tutela della loro salute e della loro sicurezza, e dall’altro permettendo che, con le migliorie apportate agli impianti Ilva, l’industria stessa possa proseguire la propria attività più a lungo nel tempo rispetto a quanto accadrebbe se tali impianti restassero obsoleti oltre che fortemente inquinanti.
ALTAMAREA chiederà formalmente un incontro a Taranto con le organizzazioni sindacali nazionali per mostrare loro dal vivo e in dettaglio la realtà del “caso di Taranto e Ilva”, ovviamente alla presenza dei sindacati territoriali e di categoria che quella realtà conoscono quanto e più di noi ma che hanno responsabilità specifiche un po’ diverse dalle nostre. L’obiettivo di tale incontro è di assicurare nella maniera più solenne possibile che noi siamo a fianco dei lavoratori e lotteremo con loro per il posto di lavoro e perchè si affermi, per i lavoratori e per i cittadini, il diritto alla vita e alla salute, diritto che non accetta contemperamenti di sorta. Siamo certi che i Sindacati, a tutti i livelli, sapranno aprire un dialogo con l’intera società civile di Taranto in modo che la tutela dei diritti dei lavoratori dell’Ilva si accompagni alla difesa del loro posto di lavoro al pari del diritto a lavorare in un ambiente salubre e sicuro per loro e per i cittadini.
In ultimo, vogliamo riaffermare ad alta voce la necessità di tutelare, insieme ai lavoratori, la cittadinanza intera di Taranto, mentre l’intenzione del Ministro Prestigiacomo ci pare che sia quella di tutelare soltanto l’Ilva. La legge regionale e le norme sull’AIA sono due strumenti potenti e giusti in cui Taranto si riconosce e che ritiene necessari in tutte le loro parti per assicurare un futuro degno di questo nome ai suoi abitanti. Per questo, noi vigileremo e lotteremo con tutti i mezzi a disposizione affinchè la legge regionale non subisca alcun emendamento e affinchè l’AIA per l’Ilva di Taranto venga concessa entro i termini prestabiliti ma assoggettata a vincoli severi anche sugli altri problemi in discussione.
Ai cittadini di Taranto chiediamo pertanto di unirsi a noi nella mobilitazione ambientale: l’applicazione della legge regionale sarà la vittoria di Taranto.

Per le associazioni civiche ed ambientaliste riunite in “AltaMarea”:
Gaetano Barbato, Luigi Boccuni, M.Giovanna Bolognini, Giovanni Carbotti, Serena Cesaria, Leo Corvace, Paola D’Andria, Biagio De Marzo, Lucio Dione, Roberto Di Napoli, Paola Fedele, Clara Fornaro, Lunetta Franco, Alessia Gira, Giancarlo Girardi, Antonello Leogrande, Paola Lo deserto, Alessandro Marescotti, Pino Merico, Luigi Oliva,Etta Ragusa, Francesco Ruggieri,

“ALTAMAREA”:
AIL – ARCI – ASS.NE BAMBINI CONTRO L’INQUINAMENTO – AIUTIAMO IPPOCRATE –ASS. VOLONTARI OSPEDALIERI – COMITATO PER TARANTO - ECOCOMUNITA – GREENPEACE - IMPATTO ZERO – LEGAMBIENTE – LIBERA - LIPU – PEACELINK – SENSIBILIZZAZIONI LIBERE E CONCRETE – TARANTO VIVA – VIGILIAMO PER LA DISCARICA – WWF -

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